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MUTA STAGNA PDF Stampa E-mail
MUTA STAGNA
 2. COS'E' LA MUTA STAGNA

la muta stagna e' sempre stata considerata uno strumento per immersioni tecniche o professionali o per quei sub disposti a spendere qualcosa in piu' di una normale muta umida pur di uscire dall'acqua asciutti. la maggioranza degli utilizzatori di mute stagne erano i cosiddetti “professionisti subacquei”, quelle persone che si immergevano e si immergono tutt’oggi per lavoro, nei cantieri e piattaforme subacquee, lavori portuali ed altre attivita' di questo genere. in questi ultimi anni le aziende subacquee hanno cercato di migliorare la tenuta termica delle normali mute, tuttavia il problema “asciutto” rimane; per questo ultimamente la diffusione delle mute stagne per uso sportivo e' in aumento, i prezzi sono sempre piu' accessibili e quasi tutti i negozi e le scuole propongono corsi muta stagna a prezzi ragionevoli ed in tempi brevi. innanzitutto sfatiamo subito il mito della muta stagna come indumento pericoloso. spesso si sentono voci di subacquei rivolti a testa in giu' con l’aria negli stivali, perdere le pinne e fare la classica “pallonata”, niente di piu' falso. dopo avere seguito un corso di muta stagna, ed avere fatto un numero di immersioni adeguate, indossare una muta stagna e' come indossare una normale muta umida, con qualche accorgimento in piu'. se si dovesse capovolgere, basta effettuare una semplice operazione di opposizione delle braccia e si ritorna nel normale assetto, piu' semplice dello svuotamento maschera. vediamo da vicino cos’e' la muta stagna. si tratta di una muta che impedisce completamente l’ingresso dell’acqua riuscendo, attraverso una valvola che insuffla aria all’interno, a mantenere il volume costante, compensando la pressione dell’acqua durante la discesa.

 

2. VANTAGGI DI IMMERGERSI CON LA STAGNA

 

Ormai abbiamo capito che il vantaggio principale di una stagna e' di rimanere asciutti. Vediamo quale altro vantaggio la muta stagna offre rispetto alla tradizionale muta umida: innanzitutto con la muta stagna ci si veste e ci sveste in maniera molto piu' semplice e veloce, altro particolare da tenere presente e' per chi fa due immersioni consecutive nella stessa giornata. La muta umida sara' ancora bagnata al momento di vestirsi per fare la seconda immersione, mentre la stagna in tessuto dopo circa 10 minuti sara' gia' asciutta. Di solito uno dei motivi per cui si interrompe l'immersione e' il freddo, con la stagna non si ha nessun tipo di stress da temperatura bassa, l'immersione si svolge in maniera tranquilla e asciutta, solo con un po’ di sforzo in piu'. Vediamo infine gli ultimi aspetti interessanti della muta stagna forse secondari ma che e' giusto tenere presente. Spesso capita che il momento piu' fastidioso e' quando si e' costretti a togliere la muta umida per asciugarsi e rivestirsi, magari con condizioni atmosferiche non eccezionali. Con la muta stagna si parte da casa con un adeguato sottomuta in Pile o Thinsulate, si arriva sul punto d'immersione e ci si infila la muta stagna. Al termine dell’immersione ci si sfila la stagna e si puo' benissimo tenere l'orsetto o il sottomuta addosso.

 

3. MATERIALI E CARATTERISTICHE

 

Sul mercato ci sono mute stagne di vari modelli con caratteristiche diverse. Possiamo determinare due grandi gruppi, dalle caratteristiche completamente diverse : le mute stagne in neoprene (a cellula chiusa e precompresso) e quelle in in tessuto gommato (poliuretano, trilaminato) dette anche in tessuto.

 

Il neoprene*

Tuttavia, il neoprene usato per le mute umide e', in genere, a media densita'. Si tratta quindi di una matrice macrocellulare, molto morbida ed elastica. Il suo maggiore vantaggio e' senza dubbio l’elasticita', che permette di ridurre notevolmente l’effetto “vela”. Queste stagne sono termicamente isolanti, per cui la coibenza e' affidata totalmente alla muta stessa, che e' in grado di mantenerla parzialmente anche in caso di allagamento (diventa una “umida” un poco larga). Il problema e' che il neoprene macrocellulare si comprime molto con la pressione, riducendo l’isolamento (esattamente come succede per la muta umida). Sono quindi mute adatte a profondita' limitate. La successiva evoluzione e' stata quella di precedere l’effetto della pressione sul neoprene. Si puo' prendere un foglio di neoprene e schiacciarlo fino a rompere le bolle (“crushed”). Il tessuto mantiene ancora sufficienti proprieta' elastiche, ma perde quelle termiche. Questo tipo di stagna e' quindi una via di mezzo fra quella in tessuto e quella in neoprene. Anche in questo caso, infatti, l’isolamento e' affidato quasi completamente al vestiario sottomuta. I suoi svantaggi sono che non si ripara facilmente e che asciuga lentamente.

L'evoluzione dei materiali di neoprene*.

L’ultima evoluzione dei materiali di neoprene e' il precompresso ad alta densita', una via di mezzo fra il media densita' “crushed” e quello normale, ma con una matrice migliore (microcellulare). Il pane di neoprene ad alta densita', alto 14 centimetri, e' compresso, in fabbrica, fino a raggiungere lo spessore medio di 7 centimetri. Se lo si comprime di piu', si ottiene un neoprene piu' rigido e duro (poco comprimibile), buono per le mute da immersioni tecniche; se lo si comprime di meno, si ottiene un neoprene piu' elastico, piu' adatto alle attivita' ricreative. In seguito, da questo pane precompresso si tagliano i fogli dei diversi spessori, da accoppiare ai tessuti di rivestimento. Per quanto riguarda le cuciture, vale la regola che meno  cuciture ci sono, minori sono le possibile vie d’entrata dell’acqua, peggiore sara' la conformazione della muta sul corpo. In genere, le cuciture non dovrebbero mai formare una croce (congiunzione di quattro cuciture). Sarebbe preferibile utilizzare, in questo caso, doppie giunzioni a “T”. Le cuciture possono essere sigillate da un nastro interno posto a caldo o con colle (tipo Aquasure o Aquaseal con catalizzatore). In alcuni casi, invece delle cuciture si usano saldature a radiofrequenza o ultrasuoni per i tessuti e semplici incollaggi con colle speciali per il neoprene (in genere si tratta di mute prodotte all’estero, in quanto le normative europee non consentono di adoperare queste colle, per via degli elementi tossici che emettono prima di asciugare). Anche le fodere del neoprene sono di diverso tipo. Abbiamo in genere lycra e polipropilene in versione pelosa (“plush”) per l’interno. Sull’esterno ci sono rivestimenti in nylon semplice, lycra, nylon raddoppiato e incrociato (questo neoprene detto “Duratex”), Cordura (detto “Supratex”) e persino Kevlar. L’ordine seguito nell’elenco e' quello di resistenza. Tuttavia, non e' detto che una muta in Kevlar sia la migliore in assoluto. Essa e' ottimale per penetrare nei relitti (per via della resistenza a tagli e abrasioni), ma certo e' piu' rigida e meno elastica di una in lycra. Tant’e' che alcuni produttori hanno iniziato a realizzare mute miste, con parti elastiche (torace, addome ecc.) e parti antiusura (ginocchi, gomiti ecc.).   
Un'evoluzione del tessuto*

  Un’evoluzione del tessuto spalmato e' il trilaminato. Uno strato di gomma butilica, impermeabile, e' posto fra due di lycra o nylon. Nel trilaminato, rispetto al tessuto spalmato, la parte “stagna” e' piu' protetta. Anche in questo caso il tessuto puo' essere cucito e impermeabilizzato, oppure saldato a ultrasuoni. Tutti i materiali ora visti hanno due caratteristiche: sono anelastici (cioe' non elastici) e non sono coibenti. Per permettere al subacqueo di indossare comodamente la muta e potersi muovere, il taglio deve comprendere un eccesso di tessuto. Tale eccesso aumenta la resistenza idrodinamica (effetto “vela”). Per limitarla, i diversi produttori, oltre a tagli appositamente studiati, ricorrono anche a soluzioni particolari. Come abbiamo visto, tutti questi tessuti non sono coibenti e quindi la protezione termica e' affidata al vestiario sottomuta. In caso di allagamento l’isolamento diminuisce rapidamente, fino ad avere una muta molto poco protettiva. Per ovviare a questi inconvenienti si sono iniziate a produrre mute in schiuma di neoprene. Infatti, i produttori di mute umide sapevano che il neoprene e' impermeabile e che l’ingresso di acqua nelle mute avveniva dalle cerniere, dalle cuciture e dalle tenute ai polsi, al collo e alle caviglie. Impermeabilizzando le cuciture e rendendo stagne cerniere e tenute, si possono ottenere mute stagne in neoprene.

         

I componenti*

I principali componenti di una muta stagna sono cerniera, collarino, polsini, calzari e valvole. La quasi totalita' delle mute stagne, salvo alcuni rari casi in neoprene, e' dotata di cappuccio umido separato o di cappuccio stagno in lattice (meno diffuso per via della sua fragilita'). La cerniera e' fondamentale e incide molto sul costo di una muta stagna. Proprio la sua realizzazione (per usi spaziali) ha permesso l’evoluzione delle mute stagne e la loro avanzata nel settore ricreativo. La cerniera oggi usata e' quella del produttore Ykk, sebbene in alcuni casi si possano trovare cerniere Bdm. Il tipo di cerniera non e', quindi, un fattore di scelta. Cio' vale, in parte, anche per la sua posizione. La cerniera dovrebbe infatti lavorare il piu' possibile distesa e piana. Per questo la sua posizione e' ormai comunemente stabilita sulle spalle. Un altro beneficio di questo posizionamento e' che questa zona e' interessata da tensioni limitate, a garanzia di una maggiore durata della cerniera. Il grosso svantaggio di questa posizione e' che per la sua apertura o chiusura e' necessario l’aiuto di un’altra persona. Sebbene questo possa sembrare un fattore poco importante per le attivita' ricreative, dove vige il sistema di coppia, esso e' limitante per i professionisti. Le aziende produttrici si sono percio' sforzate di trovare soluzioni alternative: a “U” sul torace con passaggio intorno al collo, trasversale sul torace (da vita a spalla del fianco opposto), sotto l’inguine (si entra dal basso) e persino con il torso telescopico, che, dopo l’entrata, permette di raccogliere il tessuto in eccesso e fissarlo all’interno di una speciale piega bloccata in vita. Alcune di queste soluzioni alternative hanno riscosso successo anche fra i subacquei sportivi. Il collarino e' un altro elemento fondamentale. Esso deve stringere il collo quel tanto che basta per evitare l’ingresso di acqua ma non troppo, altrimenti potrebbe verificarsi persino un collasso, dovuto alla pressione meccanica del collarino sul glomo carotideo. La regola pratica vuole che la circonferenza minima del collarino (minima, perche' in genere sono conici) sia inferiore a quella del collo di un 10% circa. Per quanto riguarda i materiali, abbiamo collarini in neoprene monofoderato (con la parte liscia verso la pelle) o in lattice (gomma). Il primo tipo permette una buona tenuta e una ridotta pressione sul collo, per via della maggiore superficie di contatto. Il secondo tipo ha una tenuta migliore, ma agisce su una superficie minore e puo' dare luogo a una piu' intensa sensazione di soffocamento..

Il collarino in lattice*
Il collarino in lattice e' piu' fragile di quello in neoprene, soprattutto durante le operazioni di svestizione e vestizione, per la quale sarebbe opportuno lubrificarlo con polvere di talco naturale (reperibile anche in farmacia richiedendo espressamente quello non additivato ne' profumato). Anche per i calzari si e' avuta una grande evoluzione. La soluzione classica e' quella degli stivali in gomma foderati in neoprene. Questa soluzione va piu' che bene per i subacquei sportivi, ma presenta alcuni limiti per i militari, i professionisti e i subacquei tecnici. La suola degli stivali, infatti, e' abbastanza scivolosa. Inoltre, scendendo molto in profondita', lo spessore del neoprene si riduce e il piede “balla” nello stivale, non consentendo piu' il controllo ottimale della pinneggiata. Per questo motivo, in alcune mute specializzate la funzione “scarpa” e' stata separata dalla muta, che presenta un “calzino” in lattice, oppure in tessuto (ma le pieghe del tessuto in eccesso danno fastidio) oppure, soluzione forse ottimale, in neoprene precompresso. Sopra questo calzino si possono indossare dei normali calzari (di una taglia piu' grande) oppure delle speciali scarpe, nel caso dei militari dotate persino di suola in Vibram! In tutti i casi, difficilmente potrete indossare con la stagna la stessa taglia di pinne che indossate con i calzari della umida. Fra l’altro, forse dovreste cambiare anche tipo, perche' con la muta stagna si dovrebbero utilizzare pinne con pala piu' rigida, privilegiando la spinta alla velocita'. Nelle mute stagne moderne e' facile immettere aria, grazie alla valvola di carico. Inoltre, in risalita eliminano da sole l’aria in eccesso grazie alla valvola di scarico automatica. Anche in questo caso, quindi, c’e' poco da scegliere. Un tempo molti adoperavano le Apeks: ora che questa azienda e' stata acquisita da un grosso gruppo industriale e non vende piu' ad altri, si stanno diffondendo bene le Si-Tech. Visto che la marca della valvola non e' scelta da noi, stiamo solo attenti al fatto che quella di carico sia del tipo girevole, in modo che la frusta di gonfiaggio possa arrivare da ogni direzione.
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La posizionedelle valvole*
La posizione delle val vole e' quasi standardizzata, con quella di carico al centro del petto e quella di scarico sul braccio sinistro. Sono ottimali? Difficile dirlo. Diciamo che sono tradizionali. Chi scrive (ma e' pura opinione personale) trova comoda la valvola di carico centrale, ma preferisce avere la valvola di scarico sull’avambraccio. Avere invece le valvole tutte e due al centro del petto potrebbe indurre in confusione, dando luogo a un carico involontario quando invece si vorrebbe scaricare aria dalla muta. Altra controversia in merito all’uso della stagna e' se essa soppianti o meno, in immersione, il giubbetto equilibratore. Premesso che, in ogni caso, il giubbetto deve far parte delle attrezzature obbligatorie (anche se usiamo la muta stagna), sorge spontaneo chiedersi: ma se posso gonfiare la stagna, cosa uso a fare il giubbetto? Personalmente (si tratta sempre di un’opinione) uso entrambi, lasciando alla muta la funzione di protezione termica e al giubbetto quella di regolazione della condizione di galleggiabilita'. Certamente, in risalita si hanno due elementi dai quali scaricare l’aria in eccesso, ma se la valvola di scarico della stagna e' regolata bene il tutto sara' automatico.

 

4. I SOTTOMUTA
Abbiamo visto che, in alcuni casi, la protezione termica e' affidata, in parte o del tutto, al vestiario sottomuta. Ai vecchi tempi si usavano le fibre naturali, come il cotone e la lana. Il loro grande difetto e' che si bagnano facilmente, impregnandosi di umidita' e perdendo la capacita' di isolamento, dovuta all’aria intrappolata. Per questo, le fibre naturali sono state soppiantate da quelle sintetiche, come il polipropilene. Le fibre sintetiche, infatti, si bagnano molto difficilmente e favoriscono la traspirazione del corpo. O vviamente, se la muta e' stagna, il vapore emesso resta confinato all’interno della muta. Se la muta e' in tessuto non isolante, esso condensa sulla parete interna fredda e bagna i vestiti. Non spaventatevi, percio', se dopo l’immersione sentite l’esterno del vostro sottomuta umido, e' del tutto naturale. Per ridurre il contatto con la parete fredda, spesso i sottomuta in polipropilene erano realizzati a forma di “pellicciotto” (o, come dicevano in inglese, “orsetto”). A essi si sono presto aggiunti i “pile”, di rapida asciugatura. Il sistema piu' usato e' quello “a cipolla”, cioe' a strati sovrapposti, in numero crescente in funzione inversa alla temperatura dell’acqua. Infine, in anni recenti si sono diffusi anche tessuti resistenti alla compressione, caldi, idrofobi e traspiranti, come il Thinsulate o l’Hollofil (usato anche per i sacchi a pelo). L’ultima novita' sono certamente i riscaldatori elettrici. Sebbene, in genere, essi siano completamente separati dal sottomuta, in un caso sono integrati. Si tratta del sistema XCM della Typhoon, che utilizza tessuti realizzati con fili conduttori (Gorix) e cuscinetti di rilevazione temperatura locale. Il tutto e' gestito da un microcomputer in grado di mantenere a diverse temperature le varie parti del corpo. Unico neo i costi ancora molto elevati. Fra i componenti accessori della muta stagna annoveriamo la bomboletta di Argon, utilizzata talvolta per il suo gonfiaggio, con vantaggi relativamente importanti rispetto all’aria, che per di piu' e' respirabile! Ci sono poi guanti stagni, usati in genere per immersioni in acque inquinate, la valvola P-P (si', serve proprio a quello, ma e' disponibile solo per i maschi). Ci piace chiudere questa breve rassegna sulle caratteristiche delle mute stagne con un aneddoto. Una marca molto conosciuta e' la “Mobby’s”, che significa “di Mobby”. Ma non esiste un signor Mobby, essendo l’azienda giapponese. Facendo una piccola indagine, si scopre che il fondatore, figlio di un pescatore di balene, aveva iniziato l’attivita' con la pulizia delle carene delle navi baleniere. Cerco' il miglior nome per la sua azienda e, con l’ingenuita' linguistica dei giapponesi per l’inglese, la chiamo' “Mobby Dick”.

 

Emergenza allagamento
E se entra acqua nel nostro indumento stagno? Cerchiamo di capire quando cio' puo' accadere e, soprattutto, cosa fare nell’occasione. Cosa succede se la muta stagna si allaga? Dipende da cosa e' avvenuto. Se trovate umido solo il sottomuta non vi preoccupate, e' un fenomeno dovuto alla condensazione del vapore emesso dal corpo. Se sono le maniche a bagnarsi leggermente, probabilmente si tratta di semplici trafilature dal polso, che si verificano con il movimento della mano. Un allagamento improvviso, in definitiva, si puo' avere solo per distaccamento del collarino e, soprattutto, per rottura della cerniera stagna. A parte la perdita dell’isolamento termico, l’evento non e' drammatico come sembra (sempre che non si abbia una lunga decompressione da fare!). Uno dei pericoli piu' temuti e' la perdita improvvisa della galleggiabilita'. In realta', gli studi di Barsky (1990) hanno dimostrato come tale perdita sia contenuta, trattandosi, nel peggiore dei casi, di 5 o 6 chilogrammi. Inoltre, durante i test di apertura della cerniera sul fondo si e' reso evidente come, tenendo le braccia distese e spinte lungo il corpo, sia possibile intrappolare una bolla d’aria sufficiente a compensare la perdita di galleggiabilita'.

 

5. MANUTENZIONE

Al termine di ogni immersione la muta stagna, come ogni altro tipo di indumento subacqueo, va abbondantemente lavata con acqua dolce e lasciata asciugare all'ombra. Per quanto riguarda le guarnizioni ermetiche, i polsini ed al collo, andrebbero non solo protette da esposizioni al sole ma anche protette dalla luce indiretta, perche' l’ozono e i raggi presenti nell’atmosfera "mangiano" e deteriorano piu' velocemente i materiali. Per allontanare il pericolo di lacerazioni nella fase della vestizione, e’ consigliato lubrificare con del talco le guarnizioni. Ricordarsi di acquistare del talco e non del boro-talco‚ il boro e' dannoso e corrosivo per le guarnizioni in gomma. Molto utile da mettere sui polsini e sul collo sono quei prodotti che si trovano nei negozi specializzati, chiamati SEAL SAVER, aiutano a preservare e lubrificare i polsini e i collari in lattice, unica controindicazione e' la difficolta' delle riparazioni perche' in presenza di siliconi difficili da eliminare. Per quanto riguarda la cerniera delle mute stagne e semistagne, dopo averle lavare con acqua dolce, e' necessario passare con cera di paraffina o con dei prodotti tipo il MAX-WAX della Seemann Sub, il quale lubrifica cerniere anche di mute umide e di borse sub sempre esposte alla salsedine. Altro prodotto interessante e' il ZIP-CARE, il quale pulisce, lubrifica e mantiene le cerniere stagne. Per la manutenzione delle valvole delle mute stagne, e' necessario aprirle, pulirle come una normale valvola del GAV. Di solito per smontare la valvola di carico c’e' da togliere il seiger che tiene la membrana, una volta sfilata la valvola si procede alla pulizia rimontandola poi tenendo ben presente di stringere la ghiera con una adeguata forza tale da evitare infiltrazioni d’acqua. In caso di piccole rotture o fori e' molto utile avere nel kit di riparazione un tubetto di AQUASURE, un adesivo che ripara neoprene, gomma e molti altri materiali.

MAX-WAX CERA DI PARAFFINA PER LA PROTEZIONE E LA LUBRIFICAZIONE DELLA CERNIERA STAGNA 
SEAL SAVER AIUTA A PRESERVARE E LUBRIFICARE I POLSINI E IL COLLARE IN LATTICE DI GOMMA DELLE MUTE STAGNE 
AQUASURE IL MIGLIOR ADESIVO PER INCOLLARE NEOPRENE, TRILAMINATO E GOMMA 
ZIP-CARE OLTRE A LUBRIFICARE E MANTENERE LA CERNIERA STAGNA, LA PULISCE 

 

(Istruttore Luca Falamischia)

 
 
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